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Il grande
dolore di un Paese
Di Annamarie Castrilli
(ex deputata
provinciale)
(Articolo pubblicato il: 2004-11-26)
Non è possibile!
Dan Iannuzzi scomparso! Il gigante del multiculturalismo, una
fiaccola di intenso affetto per la comunità italiana in Canada, un
comunicatore per eccellenza, un nazionalista canadese senza pari,
una voce forte e sicura in mezzo a tanta mediocrità. Questo è tanto
più si può dire di Dan Iannuzzi.
Per me, come per tanti altri, è, era un'amico. Appena eletta alla
presidenza del Congresso Nazionale degli Italo Canadesi, fu Dan
Iannuzzi tra i primi ad accogliermi immediatamente con calore
nonostante la differenza tra di noi: io una neo-avvocata, lui un
vero e proprio colosso della nostra comunità. Ma Dan era così:
un'uomo che non faceva distinzioni. Per lui contavano soprattutto le
idee e l'impegno con cui si mettevano in pratica.
E questo è stato l'esempio che ha dato a tutta una generazione di
attivisti. Quante battaglie insieme dal primo momento quando
lottammo contro il Toronto Sun di cui un cosidetto giornalista aveva
scritto intenzionalmente commenti razzisti diretti alla nostra
comunità. Dan si mise immediatamente a disposizione con tutte le sue
risorse ed eventualmente quel "giornalista" scomparse dalle pagine
del Toronto Sun.
Poi sempre le attività per il multiculturalismo. A Dan si deve molto
in questo campo. Ancora prima che Pierre Trudeau desse via alla
politica del multiculturalismo, Dan era all'elmo del Corriere
Canadese per dare una voce non solo alla cultura italiana, ma ad una
cultura italiana quale elemento importante del Canada. Quindi, il
logo del giornale "fiercely Canadian, proudly Italian". In seguito,
con i suoi contatti con il partito Conservatore ebbe modo di
consigliare il governo di Brian Mulroney a promulgare Bill C-93, e
cioè, l'attuale legge sul multiculturalismo. Questa legge adottata
all'unanimità dal Parlamento nel 1988 fece del Canada la prima
nazione nel mondo a proclamare una legge nazionale sul
multiculturalismo che affermasse il multiculturalismo quale un
valore fondamentale della nostra società.
E più recentemente le nostre attività insieme per la creazione di
una Casa Italiana presso l'Università di Toronto per assicurare che
la lingua e la cultura italiana rimanessero importanti nella
struttura accademica più importante dell'establishment canadese.
Ma forse per me uno dei momenti più significativi fu la lotta per il
riconoscimento da parte del governo canadese del trattamento di
cittadini di origine italiana durante la seconda guerra mondiale.
Gente lavoratrice di cui la sola colpa era quella di avere un
cognome italiano fu perseguitata, arrestata, internata, umiliata nel
loro proprio Paese. La nostra comunità fu l'obiettivo di una
campagna crudele promossa intenzionalmente dal governo canadese.
Famiglie furono separate, commerci ed industrie espropriati dal
governo senza ricompensa, proprietà vendute senza alcun beneficio ai
proprietari, futuri distrutti.
La comunità italiana in Canada che era qui da prima della
confederazione canadese perse la sua infrastruttura tanto da essere
ricostruita quasi all'intero da nuovi immigrati negli anni del
secondo dopoguerra.
E Dan Iannuzzi, figlio di un'internato, fu lì in avanguardia ed fu
di nuovo lì quando l'allora Primo Ministro, Brian Mulroney, affermò
l'ingiustizia fatta al popolo italo-canadese e offrì le scuse del
suo governo alla nostra comunità.
Per me e per tanti altri fu una vittoria dopo tanti sforzi, ma per
Dan ancora di più visto il suo coinvolgimento nel restaurare la
reputazione di una comunità e di suo padre.
Sempre generoso, sempre pronto ad aiutare con la sua persona, il suo
tempo ed il suo immenso talento. Questo era Dan Iannuzzi. Mai ha
chiesto un ringraziamento perché quello che faceva per la comunità
gli veniva dal cuore.
Ma i riconoscimenti non sono mancati. Infatti, il Canada gli ha
accordato i più prestigiosi onori, Order of Canada, Order of
Ontario, City of Toronto Achievement Award, Ontario Bicentennial
Medal tra numerosi altri.
Ed era giusto, perché Dan Iannuzzi ha rappresentato il migliore
dell'essenza del Canada. Nato nel Quebéc da una famiglia italiana
immigrata nell'Ottocento, trilingue, fondatore di numerosi mezzi di
comunicazione, ha creduto fermamente nei valori dell'importanza
della comunità, della cultura, della famiglia ed ha con una
determinazione feroce creato una nuova visione del Canada. Un
Canada, come lui: generoso, tollerante, lavoratore, multiculturale,
con un sorriso smagliante rivolto al futuro.
A Dan Iannuzzi dobbiamo un gran debito. Egli ha non solo aperto, ma
infranto tantissime porte per coloro che sono venuti dopo. Ha
cambiato per sempre la nostra società.
Per me, come per tanti, la scomparsa di Dan è una perdita personale.
Egli era un amico in tutti i sensi. Ma per il Canada la perdita è
enorme. Abbiamo perso uno dei nostri eroi moderni e con esso una
gran parte della della nostra coscienza nazionale.
Ad Elena Caprile e a tutta la famiglia Iannuzzi le più profonde
condoglianze.
***
Il Canada
ne sentirà la mancanza
Di Maria Minna
(Articolo pubblicato il: 2004-11-26)
Nel corso
dei vent'anni e più in cui l'ho conosciuto, Dan Iannuzzi mi ha
sempre colpito come una delle poche persone che in questo Paese
vedesse, e sognasse, tutte le potenzialità del Canada e dei canadesi.
In quel sogno, in quella visione, un ruolo di primissimo piano è
riservato all'accoglienza degli immigrati e a fare in modo che
questi possano partecipare pienamente alla costruzione di una
società canadese davvero giusta.
Dan ha reso il Canada migliore per tutti noi canadesi. Ha costruito
una realtà nel campo dei mass media che ci ha permesso di vederci
riflessi nello specchio della società canadese.
La CFMT-TV, stazione televisiva multiculturale che molti chiamavano
Canale 47, fu un importante veicolo d'integrazione. Forniva
programmi culturali, notiziari e informazioni comunitarie a migliaia
di canadesi nati all'estero nella loro lingua.
Alcuni programmi, come ad esempio Tabù, erano interattivi e
permettevano di discutere questioni per le quali la comunità poteva
non essere ancora pronta, come la violenza domestica, l'uguaglianza
retributiva e così via.
Ricordo ancora quando, alla metà degli anni Ottanta, una delle mie
sorelle mi chiamò per dirmi come si erano arrabbiati i mariti delle
sue vicine a sentire «quella roba da femministe» che avevo discusso
a Tabù con Angelo Persichilli.
Senza Dan Iannuzzi non ci sarebbe stato nessun Tabù, nessun Canale
47 e nessun Corriere Canadese attraverso i quali esprimere le nostre
opinioni e dare una mano a fare del Canada un posto migliore per
viverci.
Dan e io concordavamo sul fatto che il multiculturalismo non poteva
essere il semplice riconoscimento delle molte culture del Canada
oltre a quelle inglese e francese, ma piuttosto che fosse
onnicomprensivo e includesse le culture inglese, francese e
aborigene. (Dan non scordava mai l'importanza delle genti native del
Canada).
È un cerchio nel quale siamo tutti uguali e tutti facciamo parte di
un gruppo etnico e tutti abbiamo un diverso retroterra etnoculturale.
Facciamo tutti parte del Mosaico Canadese. È una visione ecumenica,
non polarizzata tra "noi e loro". Dan una volta mi disse, cercando
di spiegare come la pensava, che il Globe and Mail era il maggior
giornale etnico del Canada.
Ricordo anche di essermi lamentata una sera tardi con Dan, un paio
d'anni fa, dopo aver partecipato a una riunione con la Canadian
Radio-television and Telecommunications Commission (CRTC).
Nel mio intervento avevo obiettato alla definizione, assunta dalla
CRTC, della parola "etnico" come di chiunque non fosse di origini né
inglesi né francesi.
Com'è possibile, chiesi, in un Paese che celebra la propria
diversità, che si dichiara orgoglioso di essere un modello di
multiculturalismo, che la politica ufficiale della CRTC definisca
come etnico chi non provenga dalla Gran Bretagna o dalla Francia?
Eppure, così vanno le cose in Canada. Nonostante Dan fosse un
canadese di terza generazione di origini italiane, si ritrovava
considerato come un estraneo. Forse è anche questa una delle ragioni
per le quali sosteneva quella che chiamava "Terza Forza", quella
porzione significativa della popolazione canadese che non è né
inglese né francese.
Se tutti noi - tutti noi "etnici" - potessimo lavorare assieme,
potremmo influire in maniera significativa sulla conduzione di
questo Paese. È un'idea che mi trova d'accordo al 100%.
Entrambi ci siamo dati molto da fare per spingere il nuovo canale
multilingue nazionale World Televison Network, al quale Dan ha
lavorato fino all'ultimo. L'idea era di fornire programmi
multiculturali sottotitolati in inglese, per permettere a ciascuno
di capire e imparare dagli altri. La CRTC non ha compreso il valore
di questa idea di ravvicinarci tutti.
Dan riteneva, come me, che occorre parlarsi tra diverse culture,
entrare in contatto coi valori e le tradizioni degli altri, perché
alla fin fine i nostri valori non sono poi così lontani e insieme
costruiamo il Paese. Comunicare è d'importanza cruciale se vogliamo
continuare a rafforzare questo Paese.
Quando chiesi a un importante ministro come mai a Dan fosse stata
negata la licenza, la persona in questione rispose: «Ma abbiamo già
fatto qualcosa per gli italiani!».
Si riferiva alla licenza concessa a Johnny Lombardi per una stazione
radio a Ottawa. È lecito chiedersi cosa c'entrasse questo con i
programmi immaginifici e multilingue che Dan voleva trasmettere in
tutto il Canada e in tutto il mondo. A dispetto delle
difficoltà, Dan Iannuzzi è rimasto, fino all'ultimo, «Fieramente
canadese e orgogliosamente italiano».
Questo
Paese è un po' più piccolo senza di lui. Ci mancheranno molto la sua
visione, il suo sogno, la sua capacità di creare cose di valore.
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